Dopo aver analizzato nel precedente contributo le principali disfunzioni sessuali maschili e il loro impatto sulla relazione di coppia, questo nuovo articolo affronta l’altra faccia della medaglia: cosa accade quando è la donna a vivere una difficoltà sessuale e quali ripercussioni emotive e relazionali ne derivano.

L’attenzione non è rivolta tanto agli aspetti nosografici o strettamente clinici – già ampiamente trattati in letteratura – quanto alle reazioni emotive dei partner e al possibile “condizionamento negativo” tra sessualità e attaccamento sentimentale. Il punto di partenza è il modello di analisi di Willy Pasini, che invita a considerare la disfunzione sessuale come fenomeno multifattoriale, valutando area biologica, psicologica, relazionale, familiare e socio-culturale prima di giungere a conclusioni affrettate.

Attraverso casi clinici concreti, l’articolo approfondisce due situazioni emblematiche.

Nel primo caso, una donna di 47 anni manifesta un desiderio sessuale ipoattivo. L’analisi iniziale prende in considerazione possibili cause biologiche (come l’avvicinarsi della menopausa), ma il lavoro clinico porta alla luce un fattore determinante: una situazione familiare molto stressante legata alla presenza in casa del figlio tossicodipendente del marito. Le tensioni e il carico emotivo hanno progressivamente eroso l’intimità e la complicità di coppia, generando un calo del desiderio. Il focus terapeutico sul rafforzamento della comunicazione e sull’elaborazione condivisa del disagio si rivela decisivo per ricostruire il legame e, di riflesso, anche la dimensione sessuale.

Il secondo caso riguarda invece il vaginismo e il cosiddetto “matrimonio bianco”, ossia una relazione in cui la penetrazione è assente pur in presenza di altre forme di intimità. Qui emergono fattori educativi, valoriali e fobici che hanno portato la donna a mantenere una forte autocensura rispetto alla propria sessualità. Dopo aver lavorato sugli aspetti simbolici e psicologici legati alla verginità e alla paura della penetrazione, la terapia segue il protocollo di Helen Singer Kaplan, basato su un’esposizione graduale e progressiva per superare la contrazione involontaria tipica del disturbo. Il percorso dimostra come, in presenza di una relazione affettiva solida e collaborativa, anche una difficoltà radicata possa essere affrontata con successo.

L’articolo si conclude con ulteriori riflessioni maturate nell’ambito delle valutazioni per l’adozione: una sessualità incompleta non è di per sé indice di una relazione inadeguata, ma diventa problematica quando nasconde conflitti irrisolti o sofferenze non riconosciute. Il principio guida resta sempre lo stesso: una coppia equilibrata e consapevole è la base imprescindibile per affrontare qualsiasi difficoltà, sia essa sessuale o genitoriale.

In sintesi, anche quando la disfunzione riguarda la donna, il messaggio è chiaro: la sessualità non è mai un fatto puramente individuale, ma un elemento profondamente intrecciato alla qualità del legame. Ignorare il problema può creare distanza; affrontarlo insieme può rafforzare la relazione.

Per approfondire i casi clinici e le riflessioni complete, ti invitiamo a leggere l’articolo integrale su dossiersalute.com

;