- Dott. Fernando Cesarano
- Empatia, Sentimenti e Sessualità
Premessa: perché idealizziamo quando ci innamoriamo
All’inizio di una storia la idealizzazione sembra inevitabile. Non è solo una suggestione romantica: nasce dall’intreccio di tre fattori che si richiamano tra loro. Il primo è la mentalità dicotomica dell’adolescenza e del tardo-adolescente, quella stagione della vita in cui “non ci sono cinquanta sfumature di grigio”: o si è belli o brutti, o si ha ragione o torto, o sei dalla mia parte o stai dalla parte contraria. Lo vediamo nelle tensioni tra fazioni politiche o tra tifoserie in competizione, e lo ritroviamo pari pari nella nascita della coppia, quando l’altro appare “perfetto” e senza ombre.
Il secondo fattore è un bisogno profondamente umano: l’utopia. Da sempre tendiamo a proiettare un “dopo” migliore in cui il male è estirpato, una prospettiva in cui finalmente “tutto torna”. Le religioni immaginano un proseguimento della vita dopo la morte; Marx prefigura una società senza classi. Non è un capriccio: è una necessità psicologica. Lo dice anche la Treccani ricordando Tommaso Moro, che battezzò Utopia un’isola regolata “così bene e da così poche leggi” da garantire merito e uguaglianza. Utopia, quindi, come ideale non pienamente realizzabile ma capace di orientare e stimolare l’azione; un “luogo che non esiste” e al quale, però, desideriamo tendere per dare a noi e ai nostri figli la speranza di una vita migliore.
Il terzo fattore è la dimensione biologica dell’innamoramento. Alberoni ha descritto questo stato come una nascita, un moto fondativo capace di ristrutturare la nostra identità in un “noi” inedito. La ricerca medica e le neuroscienze hanno mostrato che, quando ci innamoriamo, nel nostro cervello si attivano i circuiti della ricompensa e della motivazione; dopamina e ossitocina orchestrano euforia, attenzione selettiva, mani che sudano e “farfalle nello stomaco”, mentre si attenua l’attività dei circuiti del giudizio critico e si riduce lo stress mentale e fisico. Ecco perché, almeno all’inizio, vediamo più luce che ombra. Psicoterapeuti, Sessuologi e Neuroscienziati concordano anche sul fatto che questa fase, sostenuta dai neurotrasmettitori, in genere non dura oltre due-tre anni: non si spegne all’improvviso, ma tende a trasformarsi.

