La sessualità è una componente essenziale della vita umana: tocca il corpo, le emozioni, l’intimità e la qualità del legame con sé stessi e con il partner. Eppure, mentre si parla diffusamente di salute fisica, mentale e spirituale, la salute sessuale resta spesso un tema sottovalutato. Negli ultimi decenni la sessuologia clinica ha fatto grandi passi avanti: oggi disponiamo di strumenti diagnostici affidabili e di terapie efficaci anche per disturbi che un tempo venivano considerati irrisolvibili. Molti pazienti, tuttavia, ignorano ancora che esistono percorsi specifici e con buone percentuali di successo.

La ricerca degli ultimi anni ha messo in luce un dato importante: il confine tra cause organiche e cause psicologiche dei disturbi sessuali è quasi sempre sfumato. Anche quando esiste una componente biologica documentata, intervengono quasi sempre anche fattori emotivi che alimentano e mantengono il sintomo, primo fra tutti il timore di non riuscire (la cosiddetta “ansia da prestazione”). Dopo i primi insuccessi, la paura di un nuovo fallimento può diventare essa stessa il principale meccanismo di mantenimento del disturbo.

Cosa sono le disfunzioni sessuali

Una disfunzione sessuale è un’anomalia di una o più fasi del ciclo di risposta sessuale, oppure la presenza di dolore associato al rapporto. Il ciclo fisiologico della risposta sessuale, descritto inizialmente da Masters & Johnson e successivamente riformulato da Helen Singer Kaplan, si articola in:

  • fase del desiderio;
  • fase dell’eccitazione;
  • fase dell’orgasmo;
  • fase della risoluzione.
 

Willy Pasini ha aggiunto una quinta fase, fortemente psicogena: la rielaborazione mentale dell’esperienza di piacere vissuta che personalmente ho fatto propria Se positiva, essa rafforza il desiderio per un nuovo incontro; se negativa, predispone a difficoltà nelle esperienze successive.

In generale, quanto più la disfunzione si colloca “a monte” del ciclo (più vicina al desiderio), tanto più i conflitti sottostanti tendono a essere profondi: un disturbo del desiderio è quindi mediamente più complesso da trattare di un disturbo dell’orgasmo.

Classificazione delle disfunzioni sessuali (DSM)

A) Disturbi del desiderio sessuale (maschile e femminile)

  • Desiderio sessuale ipoattivo (scarso o insufficiente desiderio).
  • Disturbo da avversione sessuale.
  • Desiderio sessuale iperattivo o dipendenza sessuale (Sexual Addiction). Quest’ultima rientra spesso nei disturbi del controllo degli impulsi, in analogia con la ludopatia e le dipendenze da sostanze.

B) Disturbi dell'eccitazione (maschile e femminile)

Nella donna si manifesta come incapacità persistente o ricorrente di raggiungere o mantenere un’adeguata risposta di eccitazione (mancata vasocongestione , mancanza di lubrificazione, di consapevolezza del piacere).

Nell’uomo è il cosiddetto Deficit dell’Erezione (D.E.), cioè l’incapacità persistente o ricorrente di ottenere o mantenere un’erezione adeguata fino al completamento dell’attività sessuale. Negli uomini giovani prevalgono cause psicogene , mentre dopo i cinquant’anni aumentano statisticamente le cause organiche o miste.

C) Disturbi dell'orgasmo (maschile e femminile)

Sono caratterizzati da un persistente ritardo o dall’assenza di orgasmo dopo una normale fase di eccitazione. Nella donna sono più frequenti in età giovanile e tendono a ridursi con la pratica sessuale. Nell’uomo la forma più diffusa è l’eiaculazione precoce, definita come una eiaculazione che avviene poco prima, durante o subito dopo la penetrazione, con uno scarso controllo. Esistono inoltre l’eiaculazione ritardata, l’eiaculazione anestetica (senza percezione del piacere) e l’eiaculazione retrograda (lo sperma viene immesso in vescica anziché fuoriuscire dall’uretra): quest’ultima era fino a qualche anno fa in prevalenza l’esito di un intervento chirurgico alla prostata .

Negli altri casi i meccanismi più frequenti sono l’ansia da prestazione, l’anticipazione mentale del fallimento, il rifiuto del proprio corpo, un’eccessiva auto-osservazione durante il rapporto, una rigida educazione religiosa e – in alcuni casi – il timore di una gravidanza.

D) Disturbi da dolore sessuale

  • Dispareunia: dolore genitale ricorrente o persistente associato al rapporto sessuale, prevalentemente femminile.
  • Vaginismo: spasmo involontario della muscolatura del terzo esterno della vagina, che rende difficile o impossibile la penetrazione.

L'Approccio Sessuologico Integrato (Terapia Sessuale)

Esistono diverse strategie di intervento per le disfunzioni sessuali: psicoterapia psicodinamica individuale, terapia di coppia relazionale, terapia farmacologica, terapia cognitivo-comportamentale, terapie corporee. Il modello oggi più riconosciuto dalla comunità sessuologica internazionale – e quello che adotto nella mia pratica clinica – è l’Approccio Sessuologico Integrato (o Terapia Sessuale), elaborato da Helen Singer Kaplan e ampliato da Willy Pasini.

Questo approccio si distingue per due caratteristiche:

  • Lo scopo: intervenire direttamente sul sintomo sessuale, e non solo sulle sue cause profonde.
  • La modalità: integrare prescrizioni corporee e relazionali con momenti di psicoterapia relazionale e individuale, utilizzando tecniche di diverse discipline (massaggio californiano, prescrizioni comportamentali e paradossali, compiti relazionali, esercizi di focalizzazione sensoriale).
 

Auspicabilmente e preferibilmente la terapia viene condotta con la coppia, perché la disfunzione viene letta come un sintomo che riguarda anche la relazione e non soltanto l’individuo ; inoltre poiché la terapia è di fatto una terapia mansionale è richiesto comunque per gli “esercizi riabilitativi” il coinvolgimento della partner . In alcuni casi, però, il paziente non ha una relazione stabile o il partner non è disponibile a coinvolgersi: in queste situazioni il lavoro viene impostato in modo individuale.

Le due fasi della terapia sessuale

1) Consultazione iniziale

Seguendo il metodo dei “cinque cerchi” di Pasini, durante i primi colloqui (mediamente tre sedute) si esplorano tutti i fattori che possono concorrere al disturbo:

  • Area biologica: interventi chirurgici, malattie in atto, farmaci, contraccezione, abuso di sostanze.
  • Area intrapsichica: sviluppo psicosessuale e affettivo, conflitti interni significativi.
  • Area relazionale di coppia: storia della coppia, aspettative, conflitti, delusioni.
  • Area relazionale allargata: rapporti con le famiglie d’origine, autonomia e dipendenza.
  • Area socioculturale: lavoro, situazione abitativa, amicizie, etica e contesto religioso.
 

Al termine della consultazione viene proposto un progetto terapeutico, che – se condiviso dal paziente o dalla coppia – si traduce in un contratto in cui vengono definiti setting, onorario e cadenza delle sedute (in genere quindicinale o mensile).

2) Fase della terapia vera e propria

Si tratta di una terapia breve focalizzata sul sintomo, condotta preferibilmente con la coppia, con una durata media da otto a  dodici   sedute circa. Alcune situazioni si risolvono più rapidamente; altre, in cui ciascun partner è portatore di un proprio sintomo, possono richiedere tempi più lunghi e un lavoro per fasi successive.

Il terapeuta affianca i pazienti con prescrizioni “da fare a casa”, di tipo sia relazionale(fase iniziale)  che  corporeo.; le prescrizioni relazionali aiutano a migliorare la comunicazione di coppia e ad approfondire l’intimità ; gli esercizi corporei mirano ad ampliare la capacità di sperimentare piacere preliminare e a sostituire i pensieri negativi con esperienze positive

Secondo Helen Singer Kaplan – pioniera della terapia sessuale dopo Masters e Johnson – questo approccio è particolarmente indicato per i pazienti le cui difficoltà sessuali derivano principalmente da timore dell’insuccesso, eccessivo autocontrollo durante il rapporto e paura di non saper procurare piacere al partner. In assenza di traumi profondi o di ostilità verso il coniuge, i risultati sono mediamente molto buoni: e fortunatamente questo gruppo costituisce la maggioranza delle persone che chiedono aiuto.

Altre problematiche sessuali

Dipendenza sessuale

Si colloca all’interno dei disturbi del controllo degli impulsi e richiede un intervento che integra la psicoterapia delle dipendenze.

Parafilie

In passato definite “perversioni sessuali”, riguardano la natura dell’oggetto della pulsione. Il trattamento è di tipo psicoterapeutico, ma è spesso difficile da impostare: nei casi di pedofilia o esibizionismo – parafilie prevalentemente maschili – la sofferenza è infatti più presente in chi subisce gli atti che in chi li mette in pratica. Le richieste di aiuto, quando arrivano, sono spesso motivate da problemi giudiziari o dalla minaccia di rottura del legame affettivo, e raramente nascono da una reale motivazione personale.

Conviene rivolgersi a un sessuologo clinico quando un disturbo sessuale (calo del desiderio, deficit erettivo, eiaculazione precoce, dolore durante il rapporto, anorgasmia, vaginismo) si presenta con una certa frequenza, crea sofferenza personale o di coppia e non si risolve spontaneamente nel tempo.

Il modello di elezione prevede il lavoro con la coppia, perché il disturbo viene compreso anche all’interno della relazione ed inoltre perché le prescrizioni correttive sensoriali-sessuali date dal terapeuta vanno praticate sia individualmente che in coppia . Tuttavia il percorso può essere impostato anche individualmente quando il partner non c’è o non è disponibile a partecipare.

Una terapia sessuale ben impostata dura mediamente a seconda della disfunzione da cinque a quindici sedute. Alcune situazioni si risolvono prima, altre più complesse richiedono tempi più lunghi e un lavoro su più sintomi.

No. Esistono cause organiche, cause psicologiche e cause miste. Una valutazione sessuologica seria esplora sempre tutti i possibili fattori (area biologica, intrapsichica, relazionale e socioculturale) e, se necessario, prevede una collaborazione con medici specialisti in particolare urologi, ginecologi ed endocrinologi

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