I disturbi del comportamento alimentare (DCA), sia nella versione di anoressia nervosa sia in quella di bulimia, non sono stati il focus principale della mia carriera professionale, anche se nella versione anoressia nervosa mi è capitato di trattare casi interessanti in cui la mia duplice formazione in terapia familiare e in sessuologia clinica mi è stata sicuramente di aiuto.

Come è mia consuetudine, eviterò di impegnarmi in una disquisizione accademica per ragioni già esposte in altri articoli, cioè che fondamentalmente su questi argomenti non manca di certo una letteratura approfondita e, per i disturbi alimentari, anche pionieristica come lo è stato il contributo di Mara Palazzolo Selvini che proprio sul trattamento della anoressia nervosa in un’ottica nuova di tipo sistemico aveva poi inventato e proposto, insieme a Luigi Boscolo, Gianfranco Cecchin e Giuliana Prata, un nuovo modello di approccio terapeutico, quello che poi è diventato famoso in tutto il mondo come:
“The Milan approach to family therapy”.

Dei suoi scritti, vedi in particolare il libro L’anoressia mentale. Dalla terapia individuale alla terapia familiare, edito nel 2005 da Raffaello Cortina, già pubblicato in precedenza da Feltrinelli nel 1998.
Approccio sicuramente rivoluzionario e innovativo ma anche impegnativo perché la terapia familiare richiede essenzialmente la presenza di due terapeuti: uno nella stanza della terapia e l’altro dietro lo specchio unidirezionale a contatto con il terapeuta conduttore.

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